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  • Immagine del redattoreClaudia Fofi

Scope e aspirapolveri

Aggiornamento: 12 apr 2023

Tutti i fine settimana viene a trovarmi il marocchino con le scope. Amico mio, gli dico, portami i fazzoletti. Dove potrei mai mettere tutte queste scope? Ti sembro forse la befana?

Non aspetto la risposta, forse la temo più che altro. Lui comunque è un amico e quando posso lo aiuto sempre. Ho un credito di fazzoletti lungo un anno e non ho mai preso una scopa. Dove le tengono le scope i marocchini? C'è un posto speciale dove nascono le scope di tutti i colori? Loro le vanno a prendere lì oppure c'è un ritrovo a metà strada?

Queste domande mi domando oggi, che l'ho incrociato per strada. Era appena passato a casa mia, gli ho fatto di no col dito, ho fatto la faccia che non ha gli spiccioli, avete presente. Ormai lui la conosce, lo sa che non mento. Però sa anche che quando non ho gli spiccioli spesso gli regalo una banconota di carta, quindi era indeciso, poi ha lasciato perdere. Era tardi e aveva tutta l'aria di volermi portare una bella scopa arancione. L'arancione è un ottimo corroborante, come colore. La mia scopa invece è verde speranza. Vorrei che pulisse da sola il pavimento. Vorrei non essere interessata alla pulizia del pavimento. L'altro giorno mentre pulivo mi ascoltavo il podcast che amo di più: Ad alta voce. Libri su libri e tutti letti da voci molto interessanti. C'era questo attore, si chiama Fausto Paradivino, che leggeva un racconto di Carver: Collettori. La storia di un venditore di aspirapolvere che si ostina a voler pulire la moquette di uno che si capisce che non gliene frega niente della pulizia. Fausto Paravidino ha una voce fantastica, tutta a punta. Rende bene l'indole trascurata del padrone di casa, che subisce l'invasione dal venditore ambulante, ma non ne è proprio infastidito. La tolleranza verso l'invasore è il lato più divertente del racconto in effetti. Non lo comprerà mai, lo sanno tutti e due. Eppure se ne stanno lì, ognuno a fare quello che gli viene meglio, con scrupolo. La vita è piena di momenti così. Saperli raccontare fa la differenza tra chi scrive e chi invece non se ne accorge. Carver è morto nel 1988. Mi ero appena diplomata e per il mio compleanno mi regalarono una raccolta di suoi racconti abbastanza enorme, con una copertina blu. Quanta chiarezza nella sua lingua. Quanto ritmo. Adesso che ci penso, le scope blu non le fanno, non lo so perché. E' un colore sognante, malinconico, ha una nota ieratica. Forse hanno paura che poi la gente si mette seduta e non le usa più.




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