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  • Immagine del redattoreClaudia Fofi

Sakamoto e altre piccole storie tutte mie

Aggiornamento: 11 apr 2023


Nel 1996 mi andai a comprare un cd di Ryūichi Sakamoto. Aveva la copertina nera, con delle strisce verticali grigie. Si intitolava 1996 ed erano tutti brani suonati da una classica formazione da camera (pianoforte, violoncello, violino). Il cd lo avevo comprato a Perugia, in un negozio che adesso non c'è più (uno dei tanti spariti negozi di dischi). Nel 1996, anno in cui Sakamoto intitolava quel disco fatto di sue composizioni celebri, famosissime colonne sonore e due inediti, io iniziavo a far sentire le mie canzoni al mondo. Un mondo piccolo, di provincia, ma comunque un mondo. Mi scrivevo le interviste da sola, come quel personaggio del libro di Roddy Doyle da cui Alan Parker aveva tratto il divertentissimo The Commitments. Il personaggio in questione vuole formare una band. C'è una scena mitica in cui lui se ne sta nella vasca con la cuffia trasparente in testa e si fa le interviste. Ehi, mi puoi raccontare qualcosa degli inizi con la tua band? Cose del genere. Io mi intervistavo in auto. E' un'abitudine che non ho mai mollato del tutto. Anche recentemente mi sono fatta qualche intervista a voce alta, tornando da Perugia a Gubbio. Mi facevo domande sulle mie poesie e non trovavo le parole per rispondere. Comunque. Il film The Commitments era uscito nel 1991. Nel 1991 io non sapevo neanche che un giorno avrei cantato e scritto canzoni e Sakamoto aveva 39 anni e faceva musica già dal 1977. Me ne tornai a casa con quel cd grigio e lo ascoltai tantissimo, sdraiata sul divano. Quando dico tantissimo non rendo bene l'idea. Si può avere una misura sul piacere? Non credo. Il piacere dell'ascolto della musica di Sakamoto era smisurato, per me. Che nelle mie interviste a me stessa poi lo citavo parecchio. Quando l'intervistatore (io) mi chiedeva ad esempio, quali sono state le tue principali influenze musicali? Osavo rispondere: Tom Waits, Sakamoto, Battisti, Battiato, la colonna sonora di Mary Poppins. Ho sempre avuto le idee confuse. Forse pensavo a Sakamoto come esempio di libertà artistica musicale. Quel suo abbracciare culture diverse e fonderle insieme in una lingua personale.

Sakamoto era sconfinato e misterioso. Durante il lockdown realizzò un bellissimo concerto che si può vedere e ascoltare su youtube, si intitola "Playing the piano for the isolated". Insieme a lui, elegantissimo su questo set nero, c'è il suonatore di shamisen Hidejiro Honjoh. Sakamoto all'inizio di questo concerto indossa la mascherina, poi dopo avere suonato il primo brano se la toglie, sorride, chiede come state tutti? State bene? Siete al sicuro?



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