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  • Immagine del redattoreClaudia Fofi

La recensione

Aggiornamento: 28 apr

Oggi per strada ho trovato una recensione. L'ho vista subito, buttata là, mezza accartocciata. Stava sparendo, sembrava scritta con l'inchiostro simpatico: era scritta a mano infatti, una cosa stravagante. Qualcuno l'aveva scritta e poi buttata, ma non se l'era sentita di andare fino in fondo, non l'aveva strappata né gettata in un cestino. L'aveva semplicemente abbandonata. La recensione pulsava, luminosa, palpitante, in attesa di qualcuno che la leggesse. E non so se fu per puro caso che io la vidi subito, buttata là, quasi sotto la ruota di un'auto. Un'auto azzurra, una Citroen tipo furgoncino, non lo so come si chiama questo modello di macchina. Stavo parlando con il proprietario, che è nato in Molise e vive da tanto tempo qui. Ci siamo incontrati dal meccanico. Si parlava di bozze. La mia ha parecchie bozze, gli dicevo, la tua è tenuta benissimo invece. Ci siamo fatti il giro intorno alle auto. Prima la sua (un graffietto sul lato sinistro posteriore). Poi la mia (avvallamenti, pezzi tremolanti sul punto di staccarsi, dossi rientranti e strisce nere su tutti e quattro gli angoli e pure sulle due fiancate). Sempre colpa tua? Mi ha chiesto il mio amico. Sempre, faccio io. La tua comunque è più bella, continuo. La fiat Qubo infatti è brutta e la mia è pure verde ramarro. Il mio amico poi mi ha raccontato come si fa a comprarsi un'auto nuova risparmiando un bel po' di soldi e mentre parlava l'occhio mi è caduto sulla recensione. Non gliel'ho detto, perché lui è uno che legge molto le recensioni musicali. Temevo che me la rubasse. E' uno che compra le riviste di carta dal giornalaio: Vinile, Rolling Stone. Prima di essere mio amico era stato mio fan ai tempi in cui avevo una cinquantina di fan. Così ho aspettato che ingranasse la marcia indietro, sperando che non calpestasse la recensione, che intanto stava impallidendo a vista d'occhio. Stavo per afferrarla quando il meccanico mi dice vieni dai che ti ho preparato il preventivo. Sorridendo al meccanico gentile per non deluderlo cercavo al tempo stesso di allungare il braccio verso la recensione, ma la curiosità verso il preventivo ebbe la meglio. Vengo, dissi. Se vuoi sistemare gli ammortizzatori sono trecentosettantasette euro. Il cambio dell'olio lo devi fare. La frizione può aspettare invece. Mi puoi far rateizzare la spesa? Beh no, per un importo così piccolo. Magari faccio solo il cambio dell'olio, sento che è necessario. Sì, lo devi fare. Prendiamo l'appuntamento: martedì prossimo alle otto e trenta di mattina. Esco. La recensione è ancora lì, spiegazzata, palpitante, sicuramente piena di parole dense e importanti, parole quasi definitive, limate col sudore della fronte, un assemblaggio sapiente di competenze e citazioni. L'afferro. Com'è bella, penso. La leggerò dopo. La piego accuratamente fino a farne un quadrato della grandezza di circa otto centimetri di lato. La infilo nella borsa, entro in macchina, metto in moto e mi avvio verso casa. Pregustavo la recensione, vagheggiavo persino che poteva essere su di me, su un qualche mio merito, ma avevo anche una fame nera, era mezzogiorno e per me è l'ora in cui lo stomaco non vede che cibo. Cibo, cibo, mangiare. Non si vive di sola arte, chi dice questo ha lo stomaco pieno. Così mi dirigo al supermercato, faccio la spesa, mi procuro il necessario: farò gli spaghetti col sugo di tonno. Torno a casa. Finalmente posso leggere la recensione, ma prima metto l'acqua per la pasta, ancora con la borsa a tracolla trito un po' di aglio e di cipolla, metto olio e pomodoro. Sudo. Sfilo la borsa, mi siedo, estraggo la recensione con due dita, cercando l'impalpabile senso delle cose. Il foglio però è vuoto. Leggo solo poche parole rimaste: ineffabile, migliora, acqua, attesa, una sintesi, altrove, Edit Piaf. Edit Piaf? Ma... cosa? Non lo saprò mai.


Edit Piaf comunque rimane tra le migliori di sempre. Cerco quindi di collegare queste poche parole che affiorano dalla recensione per immaginarla: una sintesi della voce che non è altrove ma qui, nel corpo esile, nell'attesa di una felicità che sfugge continuamente. La limpidezza di un canto che migliora chi l'ascolta. La voce d'acqua di Edit Piaf.




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