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  • Immagine del redattoreClaudia Fofi

Gli alberi pensano. Pensiamoci.



Nel 1964 un biologo dell'Università di Harvaard, Karel Slama, si trovò di fronte a un mistero senza soluzione: le cimici che alleava nelle scatole "incubatrici" producevano sei o sette metamorfosi larvali invece che le normali cinque. A causa di questa anomalia le larve morivano prima di diventare adulte. Slama dopo varie osservazioni capì che c'era un eccesso di ormoni della crescita e iniziò uno studio per capire la causa, arrivando alla conclusione che il fattore di contaminazione che provocava l'eccesso di ormoni doveva trovarsi nella carta di giornale che rivestiva le scatole incubatrici. Lo studioso allora iniziò a provare diversi tipi di carta di diversi giornali e alla fine capì che solo a contatto del "New York Times" le larve delle cimici morivano precocemente. Dopo un'altra serie di indagini Slama scoprì che gli alberi abbattuti per produrre la carta del "New York Times" provenivano tutti da una foresta infestata, pensate un po', dalle cimici. E così si convinse che la morte dei suoi insetti da laboratorio non fosse stata provocata da un incidente di percorso ma da un'azione premeditata degli alberi: un crimine vero e proprio, premeditato e postumo. Nonostante tutti i trattamenti, le macinazioni, le trasformazioni chimiche, gli alberi continuavano a rilasciare la sostanza tossica che uccideva le cimici.

Questa storia, che ho letto nel libro di Didier Van Cauwelaert, "Le emozioni nascoste delle piante", mi ha molto fatto riflettere sull'interconnessione tra ogni elemento che popola l'ecosistema, tra esseri viventi di specie diverse, siano essi abitanti della fauna o della flora terrestre. Se non ci rendiamo conto di questa profondissima interconnessione saremo persi. Le piante sono molto più intelligenti di noi e ce la faranno. Noi no. Se una foresta, attraverso modalità a noi sconosciute, riesce a scatenare un ormone fatale per una cimice nemica, pensiamo a cosa potrebbe fare contro di noi, che siamo nemici di ogni cosa su questo pianeta. Dovremmo venerare esseri superiori come i larici e gli abeti e invece non facciamo che distruggere tutto, perché siamo dei cretini. Il libro di Cauwelaert è appassionante. Le piante sanno essere vendicative, amano le carezze, la musica, provano empatia e compassione, sanno trasmettere il pensiero e hanno memoria. Pensano. In modo vegetale, ma pensano.

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