Una lunga poesia inverosimile
- Claudia Fofi
- 7 mag
- Tempo di lettura: 4 min
Vorrei dire qualcosa sull'orrore che circonda, stringe, strangola, asfissia, ma non serve aggiungere ragionamenti all'eloquenza delle parole. Il fonosimbolismo, ricordi vaghi di cose studiate. L'Europa mi appare sempre di più come l'isola di Utopia, l'invenzione della pace con la data di scadenza. Ho la sensazione sempre più forte di vivere in un recinto di belle promesse, un po' come in quel film, La zona di interesse. Siamo un continente di persone che continuano più o meno colpevolmente a fare la vita normale. Intorno, i massacri. Più volte durante una giornata guardo il cielo, immagino la traiettoria di un missile, la fine improvvisa della vita, di un arto, di un occhio, di un figlio.
La poesia non salverà il mondo - perché il mondo è insalvabile - ma può consolare.
Io però al momento non voglio essere consolata dalla poesia, vorrei che la poesia insorgesse per scuoterci dal torpore. Vorrei che fosse meno mite e molto più avventurosa.
Uno dei miei poeti amati - anche se il verbo non è adatto, diciamo ammirati - è Ghérasim Luca, un grande surrealista. Nato a Bucarest nel 1913 da una famiglia ebrea, dopo varie vicissitudini e diverse persecuzioni da parte del regime comunista, fuggì in Israele, dove per scampare alla leva militare si mise a vivere in una grotta per diversi mesi - sembra che si facesse luce con uno specchio con cui catturava i raggi del sole. Riuscì a rifugiarsi in Francia, dove nel 1994 si suicidò gettandosi nella Senna. Nella sua ultima lettera, dice di voler abbandonare “un mondo in cui non c’è più posto per i poeti”.
Non si sa bene per quali vie una poesia nel tempo sopravviva e un'altra invece diventi rapidamente insignificante e presto dimenticata. Il contemporaneo spesso è vecchio, ma alcune volte capita che un poeta - di quelli che si fanno la luce con gli specchi - parli al futuro. Ecco, ci vorrebbero poeti così: che inventino le parole, che forzino la lingua in locuzioni inesistenti, per il bene di tutti. Serve uscire dal recinto illusorio della pace. La poesia può aiutarci a farlo.
“Prendere corps”, Ghérasim Luca (trad. Andrea Raos)
Io ti floro
Tu mi fauni
Io ti scorzo
io ti porto
e ti finestro
tu mi ossi
tu mi oceani
tu mi audaci
tu mi meteoriti
Io ti soglio
io ti straordinario
tu mi parossismi
e mi paradossi
io ti clavicembalo
tu mi silenziosamente
tu mi specchi
io ti orologio
tu mi miraggi
tu mi oasi
tu mi uccelli
tu mi insetti
tu mi cataratti
Io ti luno
tu mi nuvoli
tu mi altamarei
Io ti trasparento
tu mi penombri
tu mi traslucidi
tu mi castelli
e mi labirinti
Tu mi parallassi
e mi paraboli
tu mi sollevi
e mi stesi
tu mi obliqui
Io ti equinozio
io ti poeto
tu mi danzi
io ti particolo
tu mi perpendicoli
e sottoscali
Tu mi visibili
tu mi profili
tu mi infinitamente
tu mi indivisibili
tu mi ironici
Io ti frango
io ti ardento
io ti fonetico
tu mi geroglifici
Tu mi spazi
tu mi torrenti
io ti torrento
a mia volta ma tu
tu mi fluidi
tu mi stellacadenti
tu mi vulcanici
noi ci polverizzabile
Noi ci scandalosamente
giorno e notte
noi ci oggi stesso
tu mi tangenti
io ti concentrico
Tu mi solubili
tu mi insolubili
tu mi asfissianti
e mi liberatrici
tu mi pulsatrici
Tu mi vertigini
tu mi estasi
tu mi appassionatamente
tu mi assoluti
io ti assento
tu mi assurdi
Io ti naso
io ti capigliaturo
io ti osso
tu mi ossessioni
io ti petto
io busto il tuo petto poi ti volto
io ti corsetto
tu mi odori
tu mi vertigini
tu scivoli
io ti coscio
io ti carezzo
io ti fremito
tu mi cavalchi
tu mi insopportabili
io ti amazzono
io ti golo
io ti ventro
io ti gonno
io ti giarrettiero
io ti calzo
io ti Bach
sì io ti Bach per clavicembalo seno e flauto
Io ti tremo
tu mi seduci
tu mi assorbi
io ti litigo
io ti rischio
io ti scalo
tu mi sfiori
io ti nuoto
ma tu tu mi turbini
tu mi sfiori
tu mi scruti
tu mi carni cuoi pelli e morsi
tu mi slip neri
tu mi ballerini rossi
e quando tu non tacchi alti i miei sensi
tu li coccodrilli
tu li fochi
tu li affascini
tu mi copri
io ti scopro
io ti invento
a volte tu ti libri
Tu mi labbra umidi
io ti libero
io ti deliro
tu mi deliri e appassioni
io ti spallo
io ti vertebro
io ti caviglio
io ti ciglio e pupillo
e se non ti scapolo prima dei miei polmoni
anche lontana tu mi ascelli
io ti respiro
giorno e notte io ti respiro
io ti bocco
io ti palato
io ti dento
io ti unghio
io ti vulvo
io ti palpebro
io ti alito
io ti inguino
io ti sanguo
io ti collo
io ti polpaccio
io ti certezzo
io ti guancio e ti veno
Io ti mano
io ti sudoro
io ti languo
io ti nuco
io ti navigo
io ti ombro
io ti corpo e ti fantastico
io ti retino col mio fiato
tu ti iridi
Io ti scrivo
Tu mi pensi



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